“Tossici siete voi, noi siamo poesia!”
Intervista ad Eliana Como: “Rassegnarsi non è un’opzione: ripartiamo dallo sciopero di novembre, sosteniamo le lotte, ad iniziare dalla vertenza GKN. Ma rivolta sociale è anche scioperare l’8 marzo per la libertà delle donne e delle soggettività lbgt+. I diritti civili non sono una cosa diversa dai diritti sociali”
“Stiamo davvero attraversando un periodo tragico della nostra storia e abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Nella serie ‘M’, Scurati fa dire al personaggio di Mussolini che ‘per cambiare la storia ci vuole sfrontatezza, bisogna violare ciò che è considerato inviolabile, occorre superare il confine che mai nessuno ha osato superare. E allora ci sarà chi griderà, chi strillerà che è inaudito. E lo potremo discutere; certo, lo discuteremo. Ma il fatto nuovo è che l’inviolabile è stato violato, il confine è stato superato. E un confine superato non è più un confine’. Il tema mi sembra di un’attualità sconcertante…”.
Dinamiche sociali e attualità politica corrono insieme, ma nella direzione sbagliata. Con Eliana Como, Portavoce dell’Area ‘Le Radici del Sindacato’ CGIL, abbiamo provato a tenere insieme i cocci dell’attualità, partendo proprio daitroppi “confini violati”.
“Sono davvero tanti, sì, i confini che sono caduti negli ultimi due anni”, ricorda Eliana Como: “Dalla banda di ottoni di via Rasella, al torturatore dei lager libici riaccompagnato a casa con l’aereo di Stato, per non dire di Casapound che ha convocato ‘l’Europa sovrana’ a Roma il giorno della Memoria e ha manifestato alla stazione di Bologna o a due passi da piazza della Loggia a Brescia”.
A quasi trent’anni dal famoso intervento, alla Camera, di Luciano Violante sui ‘ragazzi di Salò’, la riabilitazione si è finalmente completata?
C’è un confine fisico, non soltanto morale, tra il fascismo e l’antifascismo e in questo paese, ma ogni giorno viene superato. Se ne può discutere, ci si può indignare, si può pure affermare che la responsabilità è degli ‘altri’ che non sono credibili, che non rappresentano una alternativa, visto che al governo è sempre una gara a privatizzare la sanità pubblica meglio degli altri… Tutto vero, ma il superamento di ‘quel’ confine è qualcosa che va oltre, che dovrebbe preoccupare enormemente, anche se il fascismo non busserà alle porte del XXI secolo in camicia nera.
Il trumpismo esemplifica molto bene quel confine superato senza aver bisogno della camicia nera. E non è che l’inizio.
Se uno degli uomini più ricchi del pianeta, che potrebbe comprarsi l’Italia a pezzi, alza teso il braccio destro e, pochi giorni dopo, rilancia su Twitter ‘Make Europe Great Again’, significa che stiamo sprofondando ben oltre la ‘crisi della politica’. Dobbiamo quindi spiegare bene alle cittadine e ai cittadini, allo sterminato popolo che non necessariamente frequenta le nostre stanze, che di tutto questo deve avere paura. Non deve temere i migranti che arrivano dal mare; non sono quelli i confini da difendere.
Restiamo ancora un attimo su Trump: il suo discorso di insediamento è stato inquietante.
In quel discorso non è stata spesa una parola sulle condizioni materiali delle persone, sui salari, sulla sanità pubblica, sul lavoro. Niente di niente. L’unica sua proposta è la personificazione dell’odio: soprattutto verso i migranti, ma anche nei confronti delle soggettività lgbt+ e di chi si ribella alla crisi climatica. Ma a casa nostra le cose non vanno meglio.
A che cosa ti riferisci, nello specifico?
Pensiamo al ‘decreto sicurezza’: insegna ad aver paura dei migranti, dei poveri, di chi è più disperato di te. E’ colpa loro, di tutto. Ci ricordiamo bene i proclami sugli sprechi da abbattere, sulle cause della crisi imputabili al reddito di cittadinanza. Lo hanno subito cassato e i salari sono rimasti da fame. Per non dire di Salvini, che si era gonfiato il petto promettendo, come primo atto a giustificazione della presenza leghista nel nuovo governo delle destre, l’abolizione della legge ‘Fornero’. Ma invece che abrogarla, lui e il suo governo sono riusciti a peggiorarla. Dando la colpa all’INPS se è stata alzata l’età pensionabile di 3 mesi. Con un bel colpo di spugna su bugie e false promesse.
Per non dire dell’immane disastro nel quale versa la sanità pubblica.
Il governo si era impegnato solennemente a ridurre le liste d’attesa. Ora che Nino Cartabellotta mette pubblicamente Meloni spalle al muro, viene tacciato di disfattismo. Come se non lo sapessero, i cittadini e le cittadine, quanto tempo devono attendere per una TAC o una visita specialistica. Ma davvero credono, a palazzo Chigi, che debba essere il Gimbe a dirci che ci vogliono due anni per un’ecografia? O che se vuoi curarti devi pagare e che se non hai i soldi rinuncerai? Ma lo schema è applicabile, sempre uguale, su tutti gli argomenti di attualità. Hanno buttato soldi a palate sull’Albania, ma la colpa sarebbe dei giudici. Arrivano bollette del gas da 500 euro? Sarà colpa dei giornalisti che ne chiedono conto. La violenza contro le donne è un’emergenza nazionale? Non è mica colpa dei maschi, figurarsi, il ministro Valditara ci spiega che il patriarcato non esiste, puntando subito il dito contro i migranti. Sarà forse colpa loro anche della crisi climatica, anche se scappano da Paesi nei quali l’aria è irrespirabile, il deserto si mangia intere porzioni di terra e il mare inghiotte le loro case.
È sempre colpa di qualcun altro. E ad ogni paura, un nuovo reato.
L’unico che, guarda caso, non vogliono è il reato di omicidio sul lavoro. Perché sei fai un picchetto rischi sei anni di carcere, ma guai a toccare lorsignori, i padroni che non rispettano le norme di sicurezza, che non fanno manutenzione, che non investono e magari manomettono le macchine per farle andare più veloci.
Che fare, dunque?
Quest’anno si vota per i referendum: Quattro sì, contro la precarietà. Uno per dimezzare i tempi per la cittadinanza. E’ utile? Assolutamente sì. E’ sufficiente? No, non lo è. Raggiungere il quorum non sarà semplice, dovremo impegnarci moltissimo, ma so per certo che ogni voto che porteremo rappresenterà un pezzo di dignità che ricostruiremo, nel Paese e dentro i posti di lavoro. Perché rassegnarsi non è un’opzione: ogni voto è un mattone di quel confine che ‘loro’ ogni giorno abbattono. Detto questo, non possiamo certo delegare l’azione politica e rivendicativa ad un voto referendario. Serve la rivolta sociale, che deve accompagnare quel voto e proseguire oltre. Dobbiamo ripartire dallo sciopero di novembre, bloccare le fabbriche come stanno facendo i metalmeccanici e le metalmeccaniche per il rinnovo del contratto. Occorre riconquistare il ccnl del settore pubblico, che la Cisl ha svenduto. E mobilitare gli studenti e le studentesse, le università, i posti di lavoro. E ancora: disobbedire al ‘decreto sicurezza’, opporsi alla guerra, al massacro del popolo palestinese, alla crisi climatica.
Ripartire dunque dallo sciopero di novembre e anche dalle esperienze di lotta che già ci accompagnano…
Parlare di rivolta sociale significa sostenere le lotte, pensiamo a quella degli operai della GKN, perché da quei cancelli passa la nostra dignità. E alla premier Meloni che ci accusa di essere ‘tossici’, quale migliore risposta se non quella dei lavoratori e delle lavoratrici di Campo Bisenzio che hanno organizzato un festival della letteratura? Cultura, poesia e consapevolezza operaia contro la negazione sistematica dei diritti e la barbarie di una certa politica. Alla premier vorremmo dire con forza che se lei rappresenta l’inverno noi siamo la primavera! Ma ‘rivolta sociale’ significa anche scioperare l’8 marzo per i diritti, l’autodeterminazione, la libertà delle donne e delle soggettività lbgt+. I diritti civili non sono una cosa diversa dai diritti sociali. Sarà che le donne sono abituate a fare due cose insieme, ma io non ho mai avuto un problema a lottare per il salario e le pensioni, non meno che per la libertà di essere me stessa e di decidere sul mio corpo e sulla mia vita.
(a cura della Redazione di ‘Progetto Lavoro’)
Pubblicato il 18 Febbraio 2025