La Cgil non può appoggiare un’Europa “potenza”
Dopo che Maurizio Landini ha comunicato, su ‘Repubblica’, la partecipazione al corteo del 15 marzo a Roma
La lettera di Maurizio Landini pubblicata su ‘Repubblica’ del 9 marzo, nella quale si comunica la partecipazione della Cgil al corteo del prossimo 15 marzo promosso da Michele Serra, è la conseguenza della riunione di venerdì 7, in cui i segretari generali delle categorie e delle regioni, insieme alla segreteria nazionale, hanno assunto questa decisione. Un ambito informale e statutariamente inesistente, da cui è stato escluso il pluralismo statuario della Cgil, si è assunto il compito di sciogliere una scelta che nel corso della settimana precedente aveva spaccato l’organizzazione, i suoi dirigenti, i e le delegati/e, ma soprattutto il popolo di attivisti ed iscritti della Cgil (come avvenuto nell’Anpi, nell’Arci e in altre realtà della sinistra: l’ARCI però, giustamente, si è sottratta a quella piazza con coraggio, forza e determinazione. Grazie Arci!).
L’aspetto procedurale non è quello peggiore di questa lettera. Lo è il contenuto. Un testo prolisso, che prova a dialogare ma anche a sedurre (dalla citazione di Berlinguer a quella di Zagrebelsky), in cui penso che il problema principale non sia la partecipazione al corteo, ma le sue motivazioni. Certo, nel testo si fonda la “nostra” Europa sullo stato sociale, “per i diritti la pace il lavoro”. Però tra le righe, ma chiaramente, si afferma anche che l’Europa deve avere un forte sistema industriale (sottolineando “i ritardi e le fragilità del sistema industriale, incapace di reggere la competizione con le grandi potenze mondiali”) e soprattutto non si contrasta una difesa ed un esercito comune (si stigmatizza solo il riarmo di von Der Leyen e poi si aggiunge: “Inoltre, queste risorse e il piano deciso non serviranno né a costruire un esercito europeo né a definire un sistema di difesa europeo”).
Un testo che porta la Cgil nella piazza del 15 marzo, perché in fondo la colloca proprio tra le forze che vogliono “un’Europa potenza”, seppur alla loro sinistra perché la si vorrebbe sociale e per la pace. Comunque pienamente inseriti in una competizione nella disfida capitalista per il dominio dei mercati mondiali. Non è quella la piazza in cui dovrebbe stare la Cgil, non è quella la collocazione sociale e politica in cui dovrebbe trovarsi un sindacato generale del lavoro.
Luca Scacchi
Pubblicato il 11 Marzo 2025