Quella “pace” attraverso la guerra

Michele Serra, indicendo la manifestazione del 15 marzo a Roma, voleva rispondere alla domanda “l’Europa dov’è?”, ma la risposta è stata molto chiara: è in guerra, fino alla fine (ma la fine di chi? Sembra un suicidio…).

Naturalmente tutti parlano di pace, sventolandone le bandiere, e così è stato anche nella manifestazione del 15, caratterizzata in realtà più dal colore blu.  Ma la loro è una “pace mediante la guerra”, che si fa promuovendo la guerra, con 800 miliardi di “ReArmEurope” per il riarmo di ciascun Paese (si badi bene: non si parla di formare un esercito europeo, perché occorrerebbe avere una Federazione europea, che non è all’ordine del giorno).

Inoltre, la generalissima Von der Leyen ha affermato che “dobbiamo riarmare con urgenza l’Europa, intensificare la produzione delle armi, la forza è la via per la pace”. E, data l’urgenza, occorre bypassare, illegalmente, il Parlamento europeo, naturalmente per la difesa della democrazia!

Da notare che la Kallas, da lei nominata Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nella Commissione Von Der Leyen, ha a sua volta sostenuto che “la gente dice che sono un falco anti-Russia… allora dovremmo essere tutti falchi, prepariamoci alla guerra con Mosca… dobbiamo anche spendere di più per prepararci alla guerra, perché non stiamo facendo abbastanza, possiamo fare di più per aiutare l’Ucraina, col nostro aiuto, possono vincere la guerra. Mosca resterà una minaccia esistenziale finché continueremo a sottoinvestire nella nostra difesa”. Aggiungendo inoltre che intende dividere la Russia in 41 stati indipendenti, aderenti alla Nato.

Oltre il 70% di quella enorme spesa di 800 miliardi sarà per armi elettroniche che l’Europa non ha (come Starlink di Elon Musk, il protettore e finanziatore di tutti i fascisti del mondo), e dunque saranno acquistata dagli USA, che però intendono detenere la chiave del software per azionarle. E poi la spesa bellica dei Paesi europei è già più del triplo di quella russa, e se non basta a fare la guerra è perché manca un coordinamento e un comando, possibile solo se esistesse una Federazione europea. Che non è all’ordine del giorno: per cui anche aumentare, enormemente, le armi serve a poco.

La ‘generalissima’ ha precisato che i fondi europei per la guerra verranno dal taglio dei fondi di coesione, per le aree arretrate, ma la maggior parte dovrà derivare da stanziamenti di bilancio dei singoli paesi e Rutte, neosegretario della Nato, ha chiarito che devono provenire dal taglio della spesa sociale (sanità, pensioni, scuola ecc.). Insomma, le bombe le pagherebbero soprattutto i malati e i pensionati: tutto per sostenere la guerra in Ucraina, che è comunque già persa per la Nato.

L’urgenza della Von der Leyen non si spiega, perché la Russia non ha alcuna intenzione di aggredire l’Europa o la Nato, e la guerra in Ucraina, fra Biden e la Russia, iniziata nel 2014, è nata, come ha chiarito il Papa, dal fatto che “la Nato è andata ad abbaiare ai confini della Russia”, con missili nucleari. E vale la pena di ricordare che, per i missili a Cuba, Kennedy aveva minacciato la guerra nucleare mondiale. Intanto, su ‘Repubblica’, Antonio Scurati auspica la nascita di nuovi “giovani guerrieri” europei. Con queste premesse la manifestazione del 15 per l’Europa è stata indubbiamente a sostegno della guerra, pur sventolando qualche bandiera della pace. 

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha partecipato alla manifestazione del 15 marzo, “per costruire un’Europa di pace, lavoro e diritti”, distinguendosi portando bandiere per la pace. Ma è apparso chiaro, purtroppo, che le bandiere della pace hanno sventolato durante una manifestazione per un’Europa di pace “attraverso la guerra, fino alla fine”. Difficile distinguersi, quindi.

Quel che serve oggi è una manifestazione davvero per un’Europa di pace, contro ReArmEurope e contro il massacro del welfare, smettendo l’invio di armi in Ucraina (per cui eravamo di fatto già in guerra, anche se non proclamata, contro la nostra Costituzione). Va fermata la corsa verso la Terza guerra mondiale, già di fatto iniziata, come ha detto il Papa. Mentre gli faceva eco il vescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, che aveva spiegato di non partecipare alla manifestazione, perché “oggi l’Europa calza l’elmetto e scendere in piazza per questa Europa con l’elmetto significherebbe rinnegare i nostri ideali pacifisti”. Segno che quella sinistra divenuta neoliberista e guerrafondaia ha ancora qualcosa da imparare dalla Chiesa. 

Giancarlo Saccoman

Pubblicato il 31 Marzo 2025