La falsa pace di Trump e Putin

La vittoria di Trump segna una nuova fase della guerra in Ucraina. Lo scontro interimperialista ha sacrificato gli interessi dei popoli e della classe operaia. Decine di migliaia di persone sono morte in una guerra al servizio delle rispettive oligarchie.  

Per chi ha fin dall’inizio osservato il conflitto dal punto di vista dell’anticapitalismo internazionalista era chiaro che solo una mobilitazione europea contro la guerra, connessa con disobbedienza e fraternizzazione al fronte, avrebbe potuto offrire una via d’uscita che non fosse un disastro assoluto e che costringesse i governi a porre fine al conflitto. Ma anche a sinistra erano diffusi da una parte il campismo pro-Putin e dall’altra l’illusione di vedere nel governo Zelensky qualcosa di diverso da un governo della borghesia ucraina filo-occidentale.

Sfortunatamente, la prospettiva internazionalista non ha avuto una diffusione di massa e le conseguenze iniziano a vedersi: Trump e Putin stanno cercando di dividersi l’Ucraina, confezionando una falsa pace imposta basandosi sull’assoggettamento neocoloniale del paese e sulla rapina delle sue risorse.

Sia la brutale invasione russa che la guerra “a bassa intensità”, costata 14 mila morti, iniziata nel 2014 dai nazionalisti ucraini contro le minoranze russofone, sono state giustificate da pretesti “nobili” come le ingerenze minacciose di un potente vicino, la difesa delle minoranze oppresse o l’eliminazione delle formazioni nazifasciste. Oggi siamo di fronte allo smascheramento delle opposte propagande di guerra ed emergono in tutta la loro bruta realtà i veri obbiettivi che i due schieramenti imperialisti perseguivano. La borghesia oligarchica russa si è ricordata che la Federazione era ancora la seconda potenza militare del mondo e ha voluto ripristinare l’area di influenza che è stata sua al tempo dello zarismo e della burocrazia stalinista per riappropriarsi delle risorse naturali minerarie, di quelle agricole e della struttura industriale. Le potenze occidentali dal canto loro non volevano certo rinunciare all’osso e con la complicità di una parte della borghesia ucraina hanno fomentato insieme il conflitto. Ma come dimostrano gli schieramenti di oggi i pretendenti erano almeno tre, con una delle parti, quella europea, a sua volta parzialmente divisa al suo interno fra paesi più aggressivi come Francia e Regno Unito e quelli meno smaniosi.

La classe dominante ucraina è inchiodata alle sue responsabilità dalle oscillazioni che, nei 34 anni di indipendenza, le sue contrapposte componenti a seconda dei rispettivi interessi, hanno compiuto fra le varie potenze imperialiste, costituendo governi di volta in volta filo-russi o filo-occidentali. Queste giravolte sono state favorite dalla perdita di cultura politica delle masse conseguente ai decenni di stalinismo poi seguiti da 30 anni di celebrazione neo-capitalistica. Su questo terreno di coltura sia in Russia che in Ucraina si sono diffuse le opposte ideologie nazionaliste che hanno fatto sì che milioni di giovani ucraini e russi siano stati arruolati quasi senza resistenza, per massacrarsi a vicenda.

La responsabilità della classe dominante ucraina nel determinare l’attuale situazione che porterà alla spartizione delle risorse del paese è enorme, ma non va certo dimenticato che questo disastro è altrettanto conseguenza dell’atteggiamento della borghesia europea, ieri complice obbligata e oggi connivente, tradita dai rivolgimenti tattici della geopolitica.

Trump  con la sua consueta arroganza, ha stravolto  le narrazioni accattivanti che parlavano di difesa dei diritti e di democrazia e ha  rivelato quello che già era chiaro a chi vedeva la situazione da una prospettiva anticapitalista e  internazionalista: ciò che importa sono i profitti,  lo sfruttamento delle terre rare e del ferro, delle merci agricole e industriali, la possibilità di fare  affari con la “ricostruzione” resa necessaria dopo la  morte e la distruzione provocata dalla stessa guerra interimperialista .

I governi europei e quello russo invece, dovendo fare i conti con una cittadinanza storicamente più idealista, si ostinano a cercare di nascondere le concrete cause materiali di questa guerra.

Nel dibattito pubblico è davvero stupefacente osservare che, nonostante la ormai chiara evidenza dei fatti, la maggior parte della   sinistra radicale o di classe italiana ed europea insiste a contrapporre al suo interno due visioni entrambe ideologiche; da una parte per quelli che possiamo tranquillamente chiamare “campisti” la guerra di Putin sarebbe una necessaria azione contro il nazifascismo personificato da Zelensky, al contrario per quelli che potremmo chiamare  “altercampisti” la guerra di Zelensky è una resistenza da sostenere, anche con le armi, per l’autodeterminazione del “popolo ucraino”.

In entrambe queste prospettive manca totalmente la considerazione della lotta di classe, della imprescindibile necessita di una indipendenza di classe dei lavoratori russi ed ucraini.

La borghesia europea continua a fare il suo mestiere nascondendo i veri interessi che hanno scatenato il conflitto e anche ora che  la sua posizione ipocrita e impotente sta crollando, mette in campo un revanscismo bellicista  e cerca di farlo accettare dalle masse.

Senza la solidarietà di classe, la fraternizzazione tra gli sfruttati, il pieno appoggio ai disertori di entrambi le parti, l’identificazione del vero nemico e la rivolta contro questo stesso nemico, purtroppo non c’è da illudersi che esista una soluzione salvifica.

L’economia diventerà ancora più centrata sull’industria militare e sul saccheggio ecologico e la classe operaia sarà solo carne da cannone nelle mani di governi guerrafondai.

Senza una politica internazionalista indipendente, i popoli e i lavoratori sono condannati a essere burattini manipolati dalle grandi potenze.

Oggi, come altre volte nella storia, risalta più che mai nella sua massima evidenza che “Proletari di tutti i paesi unitevi” non è solo una bella esortazione genericamente solidaristica, ma un vero e proprio indirizzo di organizzazione e di lotta. Dobbiamo organizzarci per reagire.        

Guerra alla guerra!

Lillo Cannarozzo

Pubblicato il 11 Marzo 2025