Quale destino per Milano (e i suoi lavoratori)?
Adriano Sgrò: “La lotta per città più eque e sostenibili deve continuare, affinché le politiche urbanistiche siano ispirate dall’interesse collettivo e non dai profitti di pochi”
Insieme a Gianni Barbacetto, autore del libro “Contro Milano”, Adriano Sgrò è stato l’organizzatore del convegno che ha portato alla Cgil di Milano oltre 250 persone. Cittadini, promotori di comitato, politici ed esperti nel sindacato quella sera hanno trovato una casa che li ha ospitati, sede di confronto e di incontro. Non gli si può negare una certa dose di coraggio, perché oltre ad essere un componente dell’assemblea nazionale Cgil per l’area ‘Le Radici del Sindacato’, è anche un componente RSU ed egli stesso un funzionario del Comune di Milano.
L’amministrazione comunale appare sotto accusa. Qual è il tuo punto di vista, da sindacalista e da lavoratore?
Sono intervenuto soprattutto portando la voce dei lavoratori comunali direttamente coinvolti nelle difficoltà che derivano dalle scelte politiche e organizzative in materia di sicurezza. Quando si parla di tantissimi milioni di euro di mancati introiti di oneri di urbanizzazione, non posso fare a meno di pensare che ne basterebbero sei per dotare i lavoratori di un ticket restaurant e fornire loro un pasto in pausa pranzo, come per la maggior parte dei lavoratori milanesi. Ma non è solo questo il problema. Se la Procura rileva errori e vizi di forma in diverse procedure edilizie, è perché il personale talvolta risente di una forte pressione a livello dirigenziale e politico. Per quanto noi abbiamo fiducia in questa amministrazione, non abbiamo mai smesso di denunciare certe storture, e credo che gli stessi vertici se ne rendano conto. Vi è poi il ruolo di figure chiave dell’amministrazione che hanno incarichi di carattere fiduciario. Tra noi ci sono professionisti preparati e integerrimi, ma quando certa politica si intromette nella gestione, che è affare dei tecnici, i risultati possono essere nefasti. Questo non possiamo tacerlo. Un altro problema è certamente la carenza di personale negli uffici tecnici, ed anche la mancanza di aggiornamento e formazione di chi c’è. Del resto, è difficile aspettarsi che un ingegnere edile si metta a studiare per un concorso, quando nel privato guadagna facilmente il triplo.
Una parte della politica accusa la magistratura di faziosità, e di essere per questo solerte a bloccare quanti può cantieri possibili tra cavilli, lacci e lacciuoli.
Io ho piena fiducia nella magistratura. E’ fondamentale che continui a vigilare su eventuali irregolarità e che accerti la responsabilità di chi favorisce speculazioni a danno della collettività. Per un ente locale, al contrario, il rispetto delle norme nel governare il territorio è un dovere morale assoluto. E così facendo, non avrà problemi. Quei problemi che invece sorgeranno numerosi nel caso di un pasticciato decreto cosiddetto salva Milano, perché come hanno detto e scritto fior di giuristi può indurre ad interventi non sempre trasparenti, ed in contrasto con le leggi dello Stato, in particolare sul consumo del suolo. Ripeto, si rispettino quelle leggi, nei dovuti tempi e nei dovuti modi, e senza inventare rischiose scorciatoie politiche e giuridiche. Milano nella sua storia recente è riuscita a diventare una grande città senza intraprendere lotte titaniche con i giudici.
Infine, non posso fare a meno di chiedere il tuo parere sulla vicenda da cittadino e da milanese.
Io credo che difetti la capacità di ascolto. Certamente un sindaco e una giunta democraticamente eletti al dunque possono e devono decidere, ma il dialogo con la cittadinanza non dovrebbe mai venire meno. La gente può essere una grande risorsa, e nel passato è riuscita a fare evitare veri e propri scempi. Percorsi per coinvolgerla e per rendere più trasparenti gli atti amministrativi possono essere individuati. Io avverto poi la mancanza di una vera visione per il futuro e l’equilibrio di questa città, che porta a tanti interventi – nell’interesse più dei costruttori che dei cittadini – nel complesso nocivi. Da una parte, quindi, occorre coinvolgere studiosi di urbanistica per un piano di sviluppo armonico, che offra strategie per uno sviluppo della città più armonico e a misura d’uomo. Dall’altra, spero che anche in futuro i cittadini possano trovare nella Camera del Lavoro un punto di riferimento, confrontandosi e costruendo uno spirito critico su queste tematiche come è avvenuto nel convegno.
Dav. Vas.
Pubblicato il 18 Febbraio 2025